"Il solo nuovo comparto che inizia ad affacciarsi all'orizzonte del nostro sistema economico è quello della conoscenza: un gruppo elitario di settori e di discipline professionali responsabili di spianare la strada alla nuova economia automatizzata ad alta tecnologia del futuro.
Le nuove figure professionali – i cosiddetti analisti di simboli o knowledge workers – provengono dal campo della scienza, della progettazione, del managment, della consulenza, dell'insegnamento accademico, del marketing, dei media e dello spettacolo.
Sebbene il loro numero sia destinato a crescere, rimarrà comunque piccolo a confronto con i milioni di posti di lavoro che verranno resi ridondanti dalle nuove «macchine pensanti»."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Perché l'1% della popolazione mondiale detiene più del 50% della ricchezza globale.
mercoledì 10 giugno 2015
martedì 9 giugno 2015
"Riassorbire" i senza-lavoro
"Nei primi anni di questo secolo, un settore manifatturiero in crescita esponenziale è stato in grado di assorbire molti dei milioni di salariati agricoli e di coltivatori diretti messi fuori gioco dalla rapida meccanizzazione dell'agricoltura.
Tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta, un comparto dei servizi in rapida crescita è riuscito a reimpiegare buona parte dei «colletti blu» spiazzati dall'automazione.
Oggi, al contrario, mentre tutti questi settori sono soggetti a rapide ristrutturazioni e a processi di automazione spinta, non se ne è sviluppato alcuno «significativo» in termini occupazionali, in grado cioè di assorbire i milioni di senza-lavoro."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta, un comparto dei servizi in rapida crescita è riuscito a reimpiegare buona parte dei «colletti blu» spiazzati dall'automazione.
Oggi, al contrario, mentre tutti questi settori sono soggetti a rapide ristrutturazioni e a processi di automazione spinta, non se ne è sviluppato alcuno «significativo» in termini occupazionali, in grado cioè di assorbire i milioni di senza-lavoro."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
lunedì 8 giugno 2015
Nuovi mercati più lavoro?
"In ogni caso, gli sforzi che le imprese stanno compiendo per creare nuovi mercati hanno ottenuto solo successi marginali, per la semplice ragione che le stesse forze economiche che stanno agendo in America condizionano gran parte dell'economia mondiale.
In Europa, in Giappone e in un numero crescente di Paesi in via di sviluppo, il re-engineering e l'automazione stanno sostituendo la manodopera a un ritmo in progressiva accelerazione, facendo allo stesso tempo contrarre la domanda interna in quegli stessi Paesi."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
In Europa, in Giappone e in un numero crescente di Paesi in via di sviluppo, il re-engineering e l'automazione stanno sostituendo la manodopera a un ritmo in progressiva accelerazione, facendo allo stesso tempo contrarre la domanda interna in quegli stessi Paesi."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
venerdì 5 giugno 2015
Più o meno occupazione?
"Nel mondo delle imprese sono in molti a riconoscere che una parte delle innovazioni e dei settori ad alta tecnologia crea meno occupazione di quanto ne distrugga.
Ciò nonostante, continuano a credere che le perdite di domanda sul mercato interno vengano compensate dall'incremento della domanda estera e dall'apertura di nuovi mercati.
Oggi le imprese multinazionali sono impegnate in una dura battaglia per l'abbattimento delle barriere al commercio internazionale e si stanno spingendo in regioni vergini alla ricerca di nuovi mercati per i crescenti volumi di beni e servizi prodotti."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Ciò nonostante, continuano a credere che le perdite di domanda sul mercato interno vengano compensate dall'incremento della domanda estera e dall'apertura di nuovi mercati.
Oggi le imprese multinazionali sono impegnate in una dura battaglia per l'abbattimento delle barriere al commercio internazionale e si stanno spingendo in regioni vergini alla ricerca di nuovi mercati per i crescenti volumi di beni e servizi prodotti."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
giovedì 4 giugno 2015
Gli "ottimisti tecnologici"
"Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni minaccia di distruggere decine di milioni di posti di lavoro nei prossimi anni e di far declinare costantemente l'importanza della manodopera in molti settori e in molte categorie professionali.
Gli «ottimisti tecnologici» ribattono che i nuovi prodotti e servizi di alta tecnologia creeranno nuova occupazione e mettono l'accento sul fatto che, nei primi anni di questo secolo, l'automobile ha reso obsoleti carri e cavalli, ma ha generato milioni di nuovi posti di lavoro."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Gli «ottimisti tecnologici» ribattono che i nuovi prodotti e servizi di alta tecnologia creeranno nuova occupazione e mettono l'accento sul fatto che, nei primi anni di questo secolo, l'automobile ha reso obsoleti carri e cavalli, ma ha generato milioni di nuovi posti di lavoro."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
mercoledì 3 giugno 2015
La debolezza del sistema industriale
"Nonostante i molti nuovi piani statali avviati negli Stati Uniti e negli altri Paesi nel corso degli anni Trenta, la debolezza endemica del sistema industriale – che aveva prodotto, in prima istanza, una crisi economica di proporzioni planetarie – continuò a condizionare la comunità economica internazionale.
Solo la guerra riuscì a salvare l'economia americana.
Entro un anno dall'entrata in guerra degli Stati Uniti, la spesa pubblica decollò da 16.900 miliardi di dollari a 51.900."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Solo la guerra riuscì a salvare l'economia americana.
Entro un anno dall'entrata in guerra degli Stati Uniti, la spesa pubblica decollò da 16.900 miliardi di dollari a 51.900."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
lunedì 1 giugno 2015
Il successo "parziale" del New Deal
"Anche a voler essere generosi, il New Deal ebbe solo un successo parziale.
Nel 1940, la disoccupazione negli Stati Uniti era ancora intorno al 15% e, sebbene il tasso fosse assai mano elevato che nel 1933 – quando aveva raggiunto un massimo del 24,9% – l'economia non era ancora uscita dalla depressione.
Comunque i molti programmi di riforma voluti da Roosevelt definirono un ruolo nuovo per il governo federale: un ruolo che si è profondamente radicato nel settore pubblico."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Nel 1940, la disoccupazione negli Stati Uniti era ancora intorno al 15% e, sebbene il tasso fosse assai mano elevato che nel 1933 – quando aveva raggiunto un massimo del 24,9% – l'economia non era ancora uscita dalla depressione.
Comunque i molti programmi di riforma voluti da Roosevelt definirono un ruolo nuovo per il governo federale: un ruolo che si è profondamente radicato nel settore pubblico."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
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