"Nel 1932, le organizzazioni dei lavoratori avevano già spostato l'accento dell'argomentazione a sostegno della riduzione d'orario dalla qualità della vita alla giustizia economica.
I leader sindacali vedevano la disoccupazione tecnologica come «il naturale risultato dell'aumentata efficienza, dei surplus economici e della limitatezza dei mercati».
Sostenevano che, se la nazione voleva evitare una disoccupazione diffusa e permanente, era necessario che la comunità degli affari condividesse con i lavoratori i benefici che discendevano dalla maggiore produttività, attraverso la riduzione delle ore lavorative."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Perché l'1% della popolazione mondiale detiene più del 50% della ricchezza globale.
lunedì 25 maggio 2015
venerdì 22 maggio 2015
Una via d'uscita!
"Nel corso degli anni Trenta molti economisti ortodossi ipotizzarono che l'aumentata efficienza e la crescente produttività, generata dalle tecnologie laborsaving, stavano solo esacerbando la crisi economica di tutte le nazioni industriali.
Sindacalisti, manager, economisti e funzionari governativi iniziarono a cercare una via d'uscita per quella che molti ormai consideravano la «vera» contraddizione del capitalismo.
Le organizzazioni dei lavoratori cominciarono a fare pressioni a livello politico per la riduzione dell'orario di lavoro come equa soluzione alla crisi, rivendicando per i lavoratori il diritto a partecipare ai guadagni generati dall'aumento di produttività."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Sindacalisti, manager, economisti e funzionari governativi iniziarono a cercare una via d'uscita per quella che molti ormai consideravano la «vera» contraddizione del capitalismo.
Le organizzazioni dei lavoratori cominciarono a fare pressioni a livello politico per la riduzione dell'orario di lavoro come equa soluzione alla crisi, rivendicando per i lavoratori il diritto a partecipare ai guadagni generati dall'aumento di produttività."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
giovedì 21 maggio 2015
I nuovi concetti del marketing
"I nuovi concetti del marketing e della pubblicità, che avevano lentamente guadagnato terreno nei decenni precedenti, negli anni Venti riuscirono a decollare come riflesso della crescente determinazione delle imprese a vuotare i magazzini e aumentare il ritmo dei consumi per poter sfruttare la sempre crescente produttività.
I marchi, che un tempo erano una stranezza, divennero una figura permanente dell'economia americana: dopo la guerra civile, il solo prodotto di marca che si poteva vedere sugli scaffali dell'emporio di ogni città o villaggio era il cioccolato Baker; ancora agli inizi del Novecento, la maggior parte dei negozi vendeva generi come lo zucchero, l'aceto, la farina, i chiodi e le spille sciolti e senza marchio, da botti o barili."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
I marchi, che un tempo erano una stranezza, divennero una figura permanente dell'economia americana: dopo la guerra civile, il solo prodotto di marca che si poteva vedere sugli scaffali dell'emporio di ogni città o villaggio era il cioccolato Baker; ancora agli inizi del Novecento, la maggior parte dei negozi vendeva generi come lo zucchero, l'aceto, la farina, i chiodi e le spille sciolti e senza marchio, da botti o barili."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
mercoledì 20 maggio 2015
La cultura del consumatore
"Negli anni Venti emerse un nuovo campo di analisi della teoria economica, l'«economia del consumo», e un numero crescente di economisti dedicò i propri sforzi intellettuali al comportamento del consumatore.
Il marketing, che fino a quel momento aveva occupato un ruolo periferico nelle attività aziendali, assunse una nuova importanza.
Nello spazio di una notte, la cultura della produzione venne sostituita dalla cultura del consumatore.
Il nuovo interesse per il marketing rifletteva una crescente consapevolezza, da parte del mondo delle imprese, dell'importanza cruciale del consumatore per la sopravvivenza dell'economia."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Il marketing, che fino a quel momento aveva occupato un ruolo periferico nelle attività aziendali, assunse una nuova importanza.
Nello spazio di una notte, la cultura della produzione venne sostituita dalla cultura del consumatore.
Il nuovo interesse per il marketing rifletteva una crescente consapevolezza, da parte del mondo delle imprese, dell'importanza cruciale del consumatore per la sopravvivenza dell'economia."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
venerdì 15 maggio 2015
Il consumo di massa
"Il fenomeno del consumo di massa non è stato spontaneo, e non è neppure un inevitabile sottoprodotto dell'insaziabilità della natura umana.
È invece abbastanza vero il contrario.
Gli economisti attivi nei primi anni del secolo hanno notato che la maggior parte dei lavoratori era paga di guadagnare un reddito appena sufficiente per soddisfare i bisogni primari e per concedersi qualche piccolo lusso; una volta raggiunto questo livello di reddito, preferivano incrementare il tempo libero, invece di aggiungere altre ore alla giornata lavorativa per ottenere reddito extra."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
È invece abbastanza vero il contrario.
Gli economisti attivi nei primi anni del secolo hanno notato che la maggior parte dei lavoratori era paga di guadagnare un reddito appena sufficiente per soddisfare i bisogni primari e per concedersi qualche piccolo lusso; una volta raggiunto questo livello di reddito, preferivano incrementare il tempo libero, invece di aggiungere altre ore alla giornata lavorativa per ottenere reddito extra."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
giovedì 14 maggio 2015
La fine dei consumatori?
"Marx era convinto che il continuo sforzo dei produttori per sostituire il lavoro umano con quello delle macchine si sarebbe dimostrato, alla fine, autolesionista.
Elimininando direttamente il lavoro umano dal processo di produzione e creando un esercito di riserva di disoccupati – la cui pressione sui salari contribuisce alla riduzione del costo del lavoro – il capitalista scava la propria fossa, dal momento che riduce progressivamente il numero di consumatori che detengono un potere d'acquisto sufficiente a sostenere la domanda dei beni che produce."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Elimininando direttamente il lavoro umano dal processo di produzione e creando un esercito di riserva di disoccupati – la cui pressione sui salari contribuisce alla riduzione del costo del lavoro – il capitalista scava la propria fossa, dal momento che riduce progressivamente il numero di consumatori che detengono un potere d'acquisto sufficiente a sostenere la domanda dei beni che produce."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
mercoledì 13 maggio 2015
La sostituzione dei lavoratori
"L'idea che l'innovazione tecnologica inneschi una spirale perpetua di crescita e occupazione ha incontrato, nel corso della sua storia, alcuni oppositori determinati.
Nel primo volume del Capitale, pubblicato nel 1867, Karl Marx argomentava che i produttori tentano continuamente di ridurre il costo del lavoro e di guadagnare un maggior controllo sui mezzi di produzione attraverso la sostituzione dei lavoratori con le macchine in ogni situazione che lo consenta.
Il capitalista trae profitto non solo dalla maggior produttività, dal contenimento dei costi e dal maggior controllo sull'ambiente di lavoro, ma anche – in via indiretta – dalla creazione di una numerosa armata di riserva di disoccupati, la cui forza lavoro sia immediatamente sfruttabile in altri comparti dell'economia."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
Nel primo volume del Capitale, pubblicato nel 1867, Karl Marx argomentava che i produttori tentano continuamente di ridurre il costo del lavoro e di guadagnare un maggior controllo sui mezzi di produzione attraverso la sostituzione dei lavoratori con le macchine in ogni situazione che lo consenta.
Il capitalista trae profitto non solo dalla maggior produttività, dal contenimento dei costi e dal maggior controllo sull'ambiente di lavoro, ma anche – in via indiretta – dalla creazione di una numerosa armata di riserva di disoccupati, la cui forza lavoro sia immediatamente sfruttabile in altri comparti dell'economia."
Cit. da "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin - 1995
(Nuova edizione Oscar Mondadori 2004)
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